CONTINUAZIONE E FINE DI QUESTO ARGOMENTO… B. Le persone della Deità sono distinte
Il Padre non è il Figlio, e il Figlio non è lo Spirito Santo. In realtà, nessuna delle tre persone è un’altra perché le persone sono tre. Il Padre è una persona distinta, proprio come il Figlio e lo Spirito Santo. Le tre persone esistono eternamente e i nomi Padre, Figlio e Spirito Santo non sono mere figure retoriche o titoli mutevoli e temporanei, né sono espressioni che illustrano i vari modi in cui Dio si è rivelato. La fede cristiana non sfocia nel modalismo, cioè non considera questi termini come meri nomi attribuiti a diverse forme o attributi in cui Dio si manifestava in sequenza nei vari momenti considerando queste modalità senza esistenza ontologica. {1} Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono e rimarranno eternamente persone distinte.
Per usare il linguaggio tecnico elaborato dalla Chiesa primitiva, nell’unica essenza divina vi sono tre sussistenze o ipostasi. Questo significa che nella Deità vi sono delle distinzioni permanenti non delle divisioni. Ogni sussistenza o ipostasi rappresenta l’intera essenza, ma ognuna mantiene la sua peculiarità. Perciò, le tre persone non escludono l’unicità: Padre, Figlio e Spirito Santo furono, sono e saranno per sempre esistenze o persone diverse {2} nell’unità della Deità.
È importante sottolineare tutto questo per evitare l’idea che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo siano semplici manifestazioni dell’unico Dio. La Trinità, infatti, non riguarda solo una manifestazione, ma anche l’essenza. Indipendentemente da qualsiasi manifestazione, Dio è un unico essere in tre ipostasi permanenti, cioè un unico Dio in tre Persone.
Successivamente, si osservi che all’interno della Deità esiste una distinzione di attributi personali. Il termine attributo denota delle caratteristiche distintive che appartengono a tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Di conseguenza, sono uniche per ciascuna persona, e saranno esaminate in sequenza.
L’attributo di Dio il Padre è la generazione: il Padre, che non è “concepito,” concepisce eternamente il Figlio. {3} Questa non è un’opera della volontà del Padre, ma è una proprietà della sua natura. Di conseguenza, questo concepimento eterno non è un’opera della creazione il Figlio non è creato, ma della generazione. Senza questa generazione eterna Dio non sarebbe Dio.
L’attributo del Figlio, invece, è la filiazione: il Figlio riceve dal Padre la sussistenza personale, ma non la sua divina essenza, procedente dal Padre ed è eternamente il Figlio. Di conseguenza, è subordinato al Padre, non nella sua essenza, ma nella relazione.
L’attributo dello Spirito Santo è la processione, perché lo Spirito Santo procede eternamente dal Padre. {4} Non vi fu mai un momento in cui questa processione non si verificava, quindi lo Spirito Santo non esiste per volontà di Dio, ma come il Figlio è un attributo della sua natura.
Pur essendo troppo vasto e misterioso da comprendere, tutto questo potrebbe essere descritto come un processo vitale in cui il Padre oggettiva sempre di più se stesso nel Figlio e manifesta la propria pienezza mediante lo Spirito Santo. Per usare un linguaggio più biblico, si potrebbero considerare i rapporti interni come un modo attraverso cui il Padre glorifica eternamente se stesso nel Figlio, {5} e lo Spirito Santo investiga eternamente le profondità della Deità. {6} Infine, poiché Dio è amore, possiamo considerare gli attributi di generazione, filiazione e processione come opere interne dell’amore. L’amore, infatti, non può essere tale senza un oggetto il Padre ama il Figlio o senza esprimersi la processione dello Spirito. Tuttavia, ogni tentativo di delucidare le proprietà e i rapporti interni del Dio misterioso, che è Padre, Figlio e Spirito Santo, è vano.
Oltre agli attributi interiori del Dio trino, vi sono anche le opere esteriori. Si tratta di gesta potenti in cui Dio supera se stesso. Il primo è quello della creazione mediante Dio Padre. Il Padre è la fonte della creazione come della personalità del Figlio, e da Lui deriva ogni cosa che esiste all’esterno di se stesso. Questo non significa che il Figlio e lo Spirito non partecipino nella creazione come abbiamo visto in precedenza, perché il Padre crea mediante il Figlio e lo Spirito. Tuttavia, il Padre è il Creatore in modo peculiare, perché fu Lui a dare un’esistenza a tutte le cose. {7} Il secondo gesto è quello dell’incarnazione del Figlio. Il Figlio eterno, la Parola di Dio, si fece carne e, senza cessare di essere Dio, divenne uomo. Anche il Padre e lo Spirito Santo parteciparono all’incarnazione: il Padre diede il Figlio, e il Figlio fu concepito nella carne mediante lo Spirito Santo. Tuttavia, fu il Figlio non il Padre o lo Spirito a diventare un essere umano. Il terzo gesto è la venuta dello Spirito Santo: la terza Persona della trinità scese {8} sugli uomini. Lo Spirito, che procede eternamente dalla Deità, fu mandato dal Padre mediante il Figlio. Di conseguenza, pur essendo lo Spirito del Padre e del Figlio, lo Spirito Santo venne personalmente. La creazione attuata dal Padre, l’incarnazione del Figlio e la venuta dello Spirito Santo sono tutte opere divine di una Persona divina, ma sono tutte azioni potenti dell’unico Dio!
Dopo aver fatto queste specificazioni riguardo al Dio trino, si deve ammettere di aver esaminato un campo pervaso da mistero. Per noi esseri umani, infatti, è impossibile comprendere adeguatamente il significato di un unico Dio in tre persone. Perciò, è meglio non concludere con una riflessione, ma con devozione, unendo le nostre voci e pronunciando col cuore alcune parole dell’inno di Reginal Heber:
Santo, Santo, Santo!
Signore, Iddio potente
A Te, l’Onnipossente,
Mio canto s’alzerà!
O Santo, Santo, Santo!
Immenso sei, pietoso,
O trino e misterioso!
Beata Trinità!
{1} Questo fu l’errore commesso da Sabellio terzo secolo, e che oggi viene ripetuto dal cosiddetto movimento oneness dell’unità.
{2} Il termine, {sussistenza} pur avendo una connotazione altamente tecnica, aiuta ad evitare qualsiasi idea circa le tre persone basata sulla nostra consueta concezione del termine. Per noi la parola persone indica tre individui separati, indipendentemente da quanto possa essere stretto il loro legame. Di conseguenza, applicare questo termine a Dio potrebbe far pensare a tre divinità, o a un triteismo. Tuttavia, anche se il terminei {sussistenze o ipostas} potrebbe aiutare a evitare tendenze triteiste, esiste il pericolo forse ancora più grave di attenuare l’aspetto personale. Ritengo pertanto che occorrano sia il termine tecnico sia quello personale.
{3} Gesù è definito l’Unigenito Figlio in vari brani degli scritti di Giovanni: “Unigenito venuto da presso al Padre” Gv 1:14 “unigenito Figliuolo” Gv 3:16 1Gv 4:9 “unigenito Figliuol di Dio” Gv 3:18. Il termine tradotto con “Unigenito” è monogenes e nelle versioni RSV, NEB e NIV viene tradotto semplicemente con solo. Secondo il TDNT, ogni volta che nel Nuovo Testamento viene usato il termine monogenes “significa unigenito,” e nel caso di Gesù indica un “concepimento eterno” cfr. Vol. 4, 739-41. Questo concepimento eterno è indicato anche da Giovanni: “L’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere” Gv 1:18 NR. L’espressione “unigenito Dio” è stata progressivamente accettata con il sostegno dei migliori manoscritti. Si veda, per esempio, Leon Morris in The Gospel According to John, NICNT, p. 113; o F. F. Bruce in The Gospel of John, pp. 44, 45. Ovviamente, il concepimento eterno non si riferisce a un concepimento nell’eternità, implicando che un tempo il Figlio non esisteva perché, essendo Figlio del Padre, Gesù è sempre esistito e sarà sempre il Figlio di Dio.
{4} Nel Vangelo di Giovanni, Gesù parla dello Spirito Santo definendolo “lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me” Gv 15:26. Queste parole furono pronunciate quando Gesù parlò dello Spirito che avrebbe mandato: “Quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità” Gv 15:26. Gesù è Mediatore, ma la fonte originale è il Padre: “che io vi manderò da parte del Padre.” Anche se si potrebbe obbiettare che Gesù non sta parlando di una processione eterna, sembra che sia sottintesa. In realtà, in conformità a questo, la dichiarazione della Chiesa nel credo di Costantinopoli dichiara: “crediamo nello Spirito Santo, Signore che dà vita e che procede dal Padre” Il Concilio di Toledo del 589 d. C. aggiunse “e il Figlio” [filioque]. La clausola del filioque sembra inappropriata perché, anche se è il Figlio che manda lo Spirito [insieme al Padre, cfr. Gv 14:26], la processione [come vediamo in Gv 15:26] dipende unicamente dal Padre. La processione eterna dello Spirito è stata sempre ribadita dalla Chiesa in generale fino a oggi.
{5} Le parole usate da Gesù in preghiera denotano questa glorificazione eterna: “Glorificami tu presso te stesso della gloria che avevo presso di te avanti che il mondo fosse” Gv 17:5.
{6} “Lo spirito investiga ogni cosa, anche le cose profonde di Dio” 1Co 2:10.
{7} Il credo degli apostoli spiega bene la questione: “Credo in Dio Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra”.
{8} Si può aggiungere “e scende” perché la discesa dello Spirito Santo è costante. Di questo si discuterà nel secondo Volume della presente opera.






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