Studio biblico: l’idolatria ieri e oggi

Un’immagine vale l’altra?

Com’è Dio? Quale immagine vi siete fatti voi di Dio? Oggi viviamo nell’epoca del pluralismo dove, così si dice, “ciascuno è libero di credere e di adorare quello che vuole” e questo viene considerato del tutto legittimo. Così ciascuno si fa la propria idea di Dio e …a quella rende culto. Quale, però, fra queste idee o immagini è “quella giusta”? “Non si fa questa domanda”, ci rispondono oggi, “non è corretto! Dio è come ciascuno si immagina, va tutto bene, ognuna di queste immagini è equivalente, l’importante è essere ‘in buona fede’”. Un altro commenta: “Vedete, di Dio non si sa nulla di certo”, giustificando così il fatto così di non volersi proprio occupare della questione e di voler vivere come più gli aggrada “senza alcun condizionamento”.

Non è affatto vero, però, che le immagini che ciascuno si fa di Dio siano equivalenti, indifferenti, o addirittura “aspetti della stessa realtà”, primo perché dati in contraddizione fra di loro non possono essere contemporaneamente veri, poi perché quello che uno crede ha conseguenze rilevanti sulla sua vita e senz’altro sulla società in cui vive. Persino chi dice “Non si sa nulla di certo” rende culto ad un dio, “il dio sconosciuto”; questo lo renderà moralmente inaffidabile proprio perché non crede in un Dio e in principi di vita oggettivi ed assoluti.

In un articolo pubblicato su Liberal del 2.7.98 intitolato: “Non fidatevi di Allah”, il prete cristiano palestinese Peter Madros afferma: “Le tre religioni monoteistiche sono etimologicamente eguali, si capisce: tutte quante adorano un solo Dio. Ma questo non significa che il concetto di Dio sia lo stesso, o che si pervenga, o si possa pervenire alla stessa etica. Guardiamo le dieci leggi basilari, le tavole del decalogo di Mosè… il modo di considerarle contiene molto in comune. Ma il precetto di non uccidere è considerato in modo diverso; mentre nell’ebraismo e nel cristianesimo il divieto è assoluto, l’Islam concede che si possa uccidere, almeno secondo le parole di Maometto, l’apostata e l’eretico”.

Il comandamento di Dio

Quante immagini di Dio si fa l’umanità e poi davanti ad esse si prostra in adorazione! Ci è lecito, però, farci delle immagini (fisiche o solo mentali) di Dio? Il secondo comandamento dato da Dio a Mosè lo esclude decisamente, minacciando gravi conseguenze su chi lo faccia. Ascoltiamolo:

“Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l’Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso che punisce l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano e uso benignità a migliaia, a quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti” (Esodo 20:4-6).

Un Dio di comodo

Farsi immagini di Dio o rappresentazioni di sorta di carattere religioso è dunque espressamente condannato dalla legge che Dio stesso ha sovranamente stabilito su di noi. La proibizione è quella dell’idolatria, e idolatri non sono solo coloro che si fanno pitture e statue religiose per poi prostrarsi di fronte ad esse. Idolatra è pure chi di Dio si fa un’immagine mentale a proprio piacimento in contrapposizione a ciò che Dio stesso ha rivelato a proprio riguardo.

Un giorno un cristiano in treno stava leggendo la sua Bibbia quando si sente rivolgere da un compagno di viaggio che aveva riconosciuto trattarsi appunto della Bibbia, la domanda su che cosa stesse leggendo. Questi risponde: “Beh, il brano particolare che sto leggendo parla di che cosa Dio farà a coloro che sono colpevoli di aver trasgredito le Sue leggi e che non se ne ravvedono”. E l’altro di rimando: “Oh, il mio Dio non farebbe mai una cosa del genere!”. Il cristiano gli risponde senza scomporsi: “Si, ci credo. Il suo dio non farebbe mai una cosa del genere: punire i colpevoli! Il problema è che il dio in cui lei crede non esiste se non nella sua mente. Lei ha creato un dio a sua immagine, a misura di quello che lei vorrebbe, ed ora è come se fosse caduto in ginocchio ad adorare questa sua immagine, e non il Dio vero e vivente che ha rivelato Sé stesso attraverso la Bibbia. Il suo problema è che lei ha commesso il peccato di idolatria!”.

Che cos’è l’idolatria?

Accontentarsi di ombre. Che cos’è l’idolatria? In parole semplici essa potrebbe definirsi un accontentarsi di ombre. Un idolo è l’immagine di un Dio come noi vorremmo che fosse, e questo spesso secondo i nostri comodi. E’ un’immagine, non la realtà. E’ un’ombra, non la sostanza. E’ una rappresentazione, ma sempre meno che Dio o altro che Dio. L’idolatria è accontentarsi di ombre.

Le ombre non sono la sostanza. Sebbene esse possano delineare qualcosa, non sono ciò che è rappresentato. Il dio a cui i nostri comodi piacerebbe è pascersi scioccamente di un’illusione. Perché focalizzarci su ombre quando potremmo vedere la cosa reale? Troppo spesso noi ci accontentiamo di ombre.

Il secondo comandamento parla di idolatria, quando noi ci accontentiamo di ombre. Rivela la tendenza che sussiste nell’essere umano di forgiarsi dèi a proprio piacimento. Se non ci fosse nell’essere umano la tendenza di forgiarsi i propri dèi, il Signore Iddio non ci avrebbe mai dato questo comandamento. Questa tendenza è sempre esistita nell’essere umano, fin dai tempi antichi, e risalta ancora oggi.

La tirannia del tangibile.

Anche quelli che fra di noi sono i più istruiti che conoscono la Bibbia, che hanno una filosofia di vita sofisticata, sono suscettibili a questa tendenza. E’ la tirannia del tangibile. Con questo intendo dire che vi è sempre in noi il desiderio di oggettificare e quantificare tutti gli aspetti della realtà, Dio incluso. A noi piace dipingere cose a dimensione umana. Pensiamo, così facendo, di comprendere meglio le cose. Quando si tratta di Dio, però, dobbiamo stare molto attenti.

Dio non può essere pienamente compreso dalla mente umana. Non c’è libro di teologia per quanto massiccio e elaborato possa essere che possa adeguatamente dipingere l’infinito. Iddio abita nell’eternità, Egli è l’Eterno. La nostra mente lo può intendere, ma non comprendere pienamente. Ciononostante, però, cerchiamo sempre di farlo, e ci accontentiamo di qualcosa di meno di Dio. Quando facciamo questo, corriamo il rischio dell’idolatria, moderna, ma sempre idolatria. L’idolatria non è solo la pratica poco illuminata delle culture primitive. E’ viva e vegeta anche nell’illuminato e razionalista Occidente. Il secondo comandamento è rivolto a coloro che si accontentano di ombre. Siete voi colpevoli di accontentarvi di ombre?

Il nostro testo, Esodo 20:4-6, rivela i rischi dell’idolatria, passati e presenti. Qui troviamo idee ed aiuto per coloro che vogliono evitare di diventare idolatri dei tempi moderni. E’ ben possibile essere un idolatra e neanche rendersene conto. Come? Almeno in due modi.

Qualcos’altro che Dio

Qualcosa di diverso. Noi diventiamo colpevoli di idolatria quando adoriamo qualcosa di diverso da Dio, il Dio che si è autorevolmente rivelato nella Bibbia. Il Signore dice nel secondo comandamento: “Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l’Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso che punisce l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano e uso benignità a migliaia, a quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti” (Esodo 20:4-6).

A prima vista questo Secondo Comandamento è molto simile al primo. Lì Dio dice: “Non avere altri dèi oltre a me”. Entrambe sono proibizioni contro il rendere culto a qualcos’altro che non sia Dio. Quando adoriamo qualcosa di diverso da Dio, ci rendiamo colpevoli di idolatria. Non è necessario che sia un idolo fatto di legno o di pietra. Potrebbe essere qualunque cosa – anche cose religiose.

Ciò che per noi è più importante. Vedete, tutto ciò che per noi diventa più importante di Dio, diventa un idolo. Avete voi degli idoli nella vostra vita? Come potete identificarli? Beh, dovrebbe essere ovvio che qualcosa che catturi la nostra attenzione, occupi la nostra mente, riempia i nostri pensieri e consumi i nostri desideri, potremmo avere qualcosa che consideriamo più importante che Dio. Vi sono idoli molto sottili.

L’idolatria potrebbe non essere all’inizio chiaramente delineata. C’è qualcosa che potremmo chiamare “idolatria strisciante”. E’ la sottile intrusione di qualcosa di diverso da Dio, al quale gli permettiamo di diventare fin troppo importante nella nostra vita. Talvolta nemmeno ci rendiamo conto possa essere un problema fintanto che dobbiamo fare una scelta. Pensate con me alle seguenti affermazioni. Riempite la parte mancante: “Signore, sono pronto a darti tutto, eccetto…”: che cosa escludereste da Dio? Che ne dite di questa affermazione: “Signore, farei qualunque cosa per Te, eccetto…”. C’è qualcosa che non sareste disposti a fare per il Signore? Oppure: “Signore, sono pronto a cambiare tutto nella mia vita, eccetto…”. Ci sono nella vostra vita abitudini che non sareste disposti ad abbandonare? Vi sono luoghi in cui non andreste mai? Vi sono dei rapporti che non dovreste avere e ai quali voi non rinuncereste mai?

Ciò che ci impedisce di ubbidire a Dio. Tutto ciò che vi impedisce di ubbidire ai Suoi comandamenti, sono temibili candidati al posto di idoli. Un idolo potrebbe essere qualunque cosa. Potrebbe essere qualcosa di materiale che possediamo: un’auto, una barca, una casa di vacanze, dei gioielli, vestiti o cose come queste. Il vostro stile di vita potrebbe essere un idolo, uno stile di vita in cui date tutte le vostre energie per conservare un certo livello di prosperità.

Non fraintendetemi: non c’è nulla di sbagliato nel godersi il frutto del proprio lavoro, ma quando gettate via le cose che veramente contano, al fine di ottenere una casa più grande, una macchina più bella, e tutto ciò che l’accompagna, allora quelle cose diventano troppo importanti.

Cose religiose.

Gli idoli possono anche essere cose religiose – anche idee che abbiamo su come secondo noi dovrebbe essere la vita cristiana o la Chiesa, e non secondo quanto presentato autorevolmente dalla Bibbia. In alcune chiese potreste predicare dal pulpito qualsiasi tipo di eresia, ma se osate mettere in questione la tradizione, “quello che si è sempre fatto”, per voi saranno dolori, non importa se la Bibbia dice altrimenti! In alcune chiese è accettabile mettere in questione la risurrezione di Gesù, ma se osate cambiare la liturgia stabilita o spostare l’organo in un’altra posizione, sareste fortemente rimproverati. Se osate spostare il momento del culto in cui si canta il gloria, allora vanno su tutte le furie! In alcune chiese potreste apertamente professare dubbi sulla nascita verginale di Gesù, ma se al culto, per pregare alzate le mani pretendendo di adorare il Signore con maggiore gioia e spontaneità, diranno che siete impazziti. Questo vuol dire “battezzare” le cose sbagliate, dare importanza ultima a ciò che è secondario, privilegiare la forma alla sostanza. Se siamo così siamo idolatri, anche se professiamo di essere cristiani.

Tutto noi stessi a Dio. Pensiamo ai bambini, ai nostri figli. Sono convinto che i bambini non vogliano semplicemente cose migliori e più grandi. Essi non possono essere soddisfatti con maggiori attività e tutto ciò che il denaro possa comprare. Ciò che i nostri figli vogliono, siamo noi stessi. Essi vogliono noi, il nostro tempo, la nostra attenzione più indivisa. Genitori, date loro ciò che potete, ma non trascurate di dare loro voi stessi. Allo stesso modo Dio vuole noi. Rendere a Dio il culto che Gli è dovuto significa dare a Lui tutto noi stessi. Difatti rendiamo normalmente il culto a ciò a cui ci diamo anima e corpo. Che cos’è che “vi prende” totalmente? Potreste adorare voi stessi, potreste adorare altre persone. Potreste adorare cose materiali. Potreste adorare uno stile di vita. Potreste persino adorare cose religiose. Quando adorate qualcosa o qualcuno di diverso da Dio, voi adorate delle ombre. Vi siete resi colpevoli di accontentarvi di ombre?

Qualcosa di meno che Dio

Diventiamo colpevoli di idolatria anche quando noi adoriamo qualcosa meno che Dio. E’ interessante notare che il Secondo Comandamento è una proibizione di farci immagini scolpite. Questo comandamento ha in vista qualcosa di più che idoli che rappresentino altri dei. Questo comandamento si focalizza sul farsi immagini che rappresentino Dio stesso.

Il vitello d’oro. Ci è famigliare il racconto di quando Dio diede a Mosè i Dieci Comandamenti sul Monte Sinai. Mentre Mosè era sulla montagna a ricevere i comandamenti da Dio, il popolo era giù a valle che aspettava con impazienza. Tardando Mosè a scendere dalla montagna, accade qualcosa di molto interessante. Nel racconto di Esodo 32 il popolo chiede a gran voce ad Aronne di fare loro un dio che cammini davanti a loro, qualcosa di tangibile che infonda loro sicurezza. Così Aronne raccoglie tutti i gioielli d’oro che riesce a trovare fra il popolo, li fa fondere e con quelli forgia un vitello, un vitello d’oro. Ciò che è interessante qui è l’intenzione del popolo e di Aronne. Alcuni credono che, nel farsi quel vitello d’oro, la loro intenzione fosse quella di abbandonare il vero Dio. Altri, però, credono che la loro intenzione fosse diversa. Aronne dichiara al vers. 5 di quel brano: “Domani sarà festa in onore del SIGNORE!”. Egli si stava riferendo al vero Dio. Potrebbe essere che Aronne, almeno nella sua mente, avesse fatto forgiare un’immagine tangibile che rappresentasse il loro Dio?

Un commentatore scrive: “Essi esigevano, come bambini, di poter avere qualcosa che toccasse i loro sensi … qualche oggetto materiale come simbolo della presenza divina che andasse di fronte a loro”. Forse che il popolo di Israele non volesse in realtà sostituire Dio, ma semplicemente rappresentarlo? Forse. Forse no, ma anche se le loro intenzioni erano buone, Dio ne era rimasto offeso.

Vedete, qualunque immagine essi si fossero creata, per quanto artisticamente elevata avesse potuto essere, per quanto magnifiche fossero state le sue caratteristiche, il risultato finale sarebbe stato sempre meno che Dio. Nessuna immagine avrebbe mai potuto rappresentare la grandezza di Dio. Sarebbe stata solo una pallida rappresentazione di Dio, un’ombra, nella migliore delle ipotesi.

Forse il vitello doveva rappresentare la forza del Dio vivente. Forse era stato fatto per essere semplicemente d’aiuto per il culto. Qualcosa che è utile per il culto, potrebbe diventare un idolo? Un altro racconto della Bibbia dimostra di si.

I serpenti velenosi.

In Numeri 21 leggiamo la storia del giudizio che Dio infligge al popolo tramite dei serpenti velenosi “i quali mordevano la gente, e gran numero d’Israeliti morirono” (Nu. 21:6). Il popolo rendendosi conto del loro peccato, aveva così iniziato a implorare Mosè affinché facesse cessare quella prova. Confessavano i loro peccati e lo imploravano che intercedesse per loro in preghiera presso Dio. Così Mosè prega, e Dio gli dice: “Forgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita”. Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita” (Nu. 21:8,9). Nel frattempo però la gente continuava a morire. Immaginate come avrebbe potuto essere stare lì anche noi. La gente diventa ammalata, la loro lingua si gonfia, il loro corpo è come se bruciasse. Il dolore è molto grande. C’è gente intorno a voi che si lamenta. Pensate ad una donna che si prende cura di suo marito nella loro tenda, con i bambini che guardano. L’uomo sta fra la vita e la morte. Degli operai si danno da fare per forgiare un serpente di bronzo. Ce la faranno a finirlo in tempo? L’uomo sta per morire. Piena di ansia la donna lo incoraggia a resistere. Finalmente l’opera è finita. Si fa un buco nel terreno, si innalza il serpente di bronzo ed il Signore e risuona il comando: “Guardatelo, guardatelo, e vivrete!”. Il popolo così si volge verso il manufatto e il Signore Iddio comincia ad operare. I corpi tornano a ricevere forza. Il potere di salute di Dio comincia a diffondersi nell’accampamento. Uomini e donne, ragazzi e ragazze ora sono in piedi, nuova vita scorre nelle loro vene. Ora nell’accampamento è ora di far festa. L’afflizione si trasforma in danza. Hanno rivolto lo sguardo verso quel serpente di bronzo e Dio ha compiuto un’opera meravigliosa. “Conservate bene quel serpente!” direbbe ora qualcuno fra voi.

Dio aveva usato quell’immagine come simbolo per far rammentare la Sua potenza. Era un mezzo mediante il quale la grazia era stata comunicata al popolo. Quel serpente però non era Dio. Era solo un’ombra. Ciononostante il popolo avrebbe conservato quell’immagine per centinaia di anni. Lo ritroviamo ancora al tempo di Ezechia, in 2 Re 18. Ancora il popolo bruciava incenso davanti a quel serpente! Ezechia lo fa distruggere perché era diventato qualcosa che deviava l’attenzione del popolo da Dio. Era solo un pezzo di bronzo.

Il serpente era qualcosa che certo Dio aveva usato. Era un simbolo religioso. Era un sussidio visivo per il culto. Era però diventato un idolo. Anche le cose religiose possono diventare un sostituto per Dio. Può essere una croce o un crocefisso, una statua o un quadro, una reliquia o un credo. Queste cose non devono mai essere investite di qualità divine. Il problema non sta nelle cose che dipingono. Non c’è nulla che le mani dell’uomo possano fare che possa dipingere adeguatamente la santità, la maestà, e la trascendenza di Dio. Il Suo carattere è al di là di qualunque possibilità di rappresentarlo appieno. Qualcuno ha detto che questo è tanto assurdo quanto pretendere di suonare una sinfonia di Beethoven con un fischietto da arbitro, chiedere ad uno studioso di riassumere in una frase la storia del mondo. Non lo si può fare: è assurdo solo il pensarlo.

La cosa che più conta

Dobbiamo stare attenti a non trasformare in idoli le cose religiose: esperienze di culto, luoghi, tradizioni… Quando rendiamo culto a qualcosa che sia meno che Dio, allora ci rendiamo colpevoli di idolatria. Non accontentatevi di un’ombra quando potete fare esperienza della cosa autentica.

Possiamo noi fare esperienza del Dio vero e vivente? Certo, e noi non abbiamo bisogno che la nostra fantasia più o meno artistica si metta in moto. Iddio ha rivelato autorevolmente Sé stesso attraverso la Bibbia e in Gesù e con Gesù vuole stabilire un rapporto personale con ciascuno di noi. Gesù disse alla donna samaritana che di santuari e tradizioni aveva fatto un idolo: “Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità” (Gv. 4:24). Quella donna incontra però Gesù, stabilisce un contatto con Lui e non solo trova in Gesù il vero volto di Dio, ma questo incontro sarà tale da farle cambiare tutto il suo modo di vivere immorale. Anche noi in Gesù possiamo conoscere Dio e stabilire con Lui un rapporto autentico che ci aiuti a superare tutti i nostri idoli.

Non abbiamo bisogno di ombre: la cosa vera è un rapporto vivente con il Dio vivente, che non può essere definito né quantificato. La cosa autentica incontrare il vivente Signore Gesù e lasciare che Lui riempia la vostra vita. Abbiamo il privilegio di avere il Signore sovrano, che dimora nell’eternità, che dimori nella nostra vita. E’ al di là della nostra capacità di spiegarlo capire come Egli lo faccia, ma Lui lo fa. Egli viene in questa nostra struttura di carne e vi ispira nuova vita. L’immortale dimora nel mortale, e diventiamo figlioli di Dio. Il nostro spirito limitato entra in comunione con il Suo Spirito infinito, e ci mette in contatto con l’eterno. Colui che è più grande dell’intero universo può vivere in ognuno di noi. Non lo possiamo spiegare, ma ne possiamo fare esperienza. Non accontentatevi di nulla di meno. Non accontentatevi di ombre, quando potete fare esperienza della cosa reale. Incominciate a conoscere Gesù attraverso le pagine della Scrittura, Egli vi attrarrà irresistibilmente a seguirlo. Conoscerete Dio e con Dio la verità, e la verità vi renderà liberi, liberi veramente.

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